Il bambino fin dalla nascita porta con sé, in embrione, tutto ciò che gli serve per svilupparsi. Inizia la vita e tutto può modellare e segnare l’infanzia. Tutto ciò che il bambino vive, ascolta, vede, crea quello che è.
L’ecologia dell’infanzia è una proposta di un nuovo atteggiamento nei confronti del bambino (www.ecologiedellenfance.com). In questo senso siamo posti dinnanzi alla responsabilità di avere maturato atteggiamenti educativi che rimettano al centro i bisogni del bambino con la grande fiducia che egli sia capace di autonomia, autodeterminazione e autoregolazione. Capacità che non può apprendere da solo ma alla presenza fiduciosa di un adulto accogliente.

Come suggerisce Andrè Stern (fondatore in Francia del movimento Ecologie dell'Enfance, figlio dell'educatore franco-tedesco Arno Stern) pensiamo allora, qual è la prima cosa che un bambino fa quando lo si lascia tranquillo?
Gioca… E se non venisse interrotto? Giocherebbe sempre.
Dunque perché lo interrompiamo? Perché abbiamo paura che giocare non sia sufficiente. Perché siamo riusciti a fare qualcosa di incredibile che va contro la naturale predisposizione del bambino. Siamo riusciti a separare il gioco dall’apprendimento. Tutti noi veniamo al mondo con il miglior dispositivo di apprendimento che sia mai stato inventato: per imparare non c’è niente di meglio che giocare. Imparare non è un mestiere: imparare è l’effetto secondario del gioco, l’apprendimento è quel che resta del gioco. Per il bambino imparare e giocare sono dei sinonimi. Siamo noi adulti che nella nostra organizzazione del mondo abbiamo separato le due cose. Non solo le abbiamo separate ma le abbiamo posizionate agli estremi opposti sulla scala della serietà: il gioco è per niente serio e l’apprendimento è serissimo. In questo modo abbiamo completamento degradato il gioco. Il gioco è relegato a quando ci avanza tempo. Ma è proprio il gioco invece la cosa più seria dell’infanzia.


Ora le scienze moderne ci hanno indicato che il gioco è il dispositivo di apprendimento per eccellenza e che il nostro cervello si sviluppa là dove si utilizza con entusiasmo (dal greco: en-dentro, thèos-dio. Il dio dentro). Quando viviamo uno stato di entusiasmo operiamo in maniera eccellente.

Per seguire gli interessi del bambino dobbiamo liberarci di alcuni preconcetti e discriminazioni. I bambini non conoscono nessuna gerarchia tra i lavori e non hanno pregiudizi su ciò che interessa loro conoscere. L’adulto invece tende a considerare il bambino un individuo non completamente sviluppato rivolgendosi a lui con ironia; il risultato nel bambino è la nascita di un sentimento di esclusione, il peggior sentimento che si possa provare.

Il gioco è, innanzitutto e soprattutto, un’espressione di libertà. È ciò che si “vuole” fare in opposizione a ciò che si “deve” fare (Peter Gray - Lasciateli giocare, Einaudi, 2015). Disgiungendo l’apprendimento dal gioco orientiamo il bambino a pensare che quello che egli fa non è importante: nel suo cervello si attiva lo stesso circuito neuronale di un dolore fisico intenso: lui penserà di essere sbagliato perché il bambino non pensa mai che sia l’adulto ad avere un problema. Il bambino, che ha il bisogno primario di sentirsi amato, penserà che deve diventare come noi lo vogliamo, dimenticando di essere sé stesso.

Come descrive C. Rogers, nel suo libro “Potere personale”, il bambino che sia sempre di più direzionato ad interiorizzare modelli e convinzioni rigidi e statici, perché ricevuti dall’esterno, tenderà ad una crescita dissociata tra conscio ed inconscio. Continuamente interrotto nelle sue attività di gioco ed esplorazione non potrà far tesoro dell’esperienza necessaria a formare quella fiducia nelle sue capacità che potrà guidarlo nella vita allontanandolo dalla sua tendenza attualizzante.
“Ho riscontrato che il funzionamento della persona psicologicamente matura è per molti aspetti a quello del bambino, con la differenza che il suo processo esperienziale ha un orizzonte più ampio e maggiori possibilità, e che la persona matura, come il bambino, crede nella saggezza dell’organismo e la usa.”(Carl R. Rogers – Potere personale – Casa Editrice Astrolabio)

Ma perché ciò avvenga è necessario vigilare affinché queste disposizioni naturali non vengano deviate da pratiche educative condizionanti e coercitive.
In conclusione l’ecologia dell'infanzia mette in evidenza un cambiamento nella relazione tra educatore ed educando (genitori, educatori o insegnanti che siano). L’adulto, partendo da una fiducia incondizionata nelle capacità del bambino, è chiamato a sviluppare un pensiero che crei in lui attitudini atte a favorire la crescita di persone libere, capaci di pensare e non solo di obbedire.

Percorsi e laboratori per bambini/e "In Natura" 

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