"Ma l'educazione deve per forza contraddire la natura?
Dipende dal modo in cui si vuole intendere la parola "educazione.
Pensata così, significa la sottomissione del bambino a colui che dirige
i suoi passi. Se invece le si dà il senso di "stimolare" e la opponiamo
all'istruzione, essa allora si applica ad una relazione che non sacrifica
le capacità naturali ma, al contrario, le esalta."

Arno Stern

Parlare di ecologia oggi non può prescindere dal considerare l’aspetto relazionale ed educativo, in essa contenuto, nella sua dimensione più ampia. A mio avviso è necessario partire da noi e dalla qualità della relazione che sviluppiamo verso noi stessi e verso gli altri. La  cura della relazione umana, del logos, di pulizia, correttezza e congruenza, entrando quindi a pieno titolo nell’ambito dell’ecologia umana che più trasversalmente interessa le discipline sociali e l’impatto che, nel suo rapporto con la natura, gli interventi dell’uomo hanno sull’intero ecosistema terrestre.

“Tutti gli esseri viventi intrattengono scambi permanenti con l’ambiente: l’aria, la pioggia, la terra, gli alberi, le alghe, i pesci e gli uomini. Questo scambio vivente crea più ordine, più organizzazione, più purezza” (David Servan-Schereiber). Alterare questa armonia e questo scambio significa allontanarsi da questo ordine che genera nel corpo e nella psiche scompensi, disorganizzazioni a livello cellulare, squilibri emotivi.

Per cambiare la situazione potremmo riconsiderare innanzitutto l’appartenenza della sovranità della terra. L'essere umano non è il signore della terra ma la sovranità appartiene ad ogni essere vivente. Diciamo che gli esseri viventi tutti hanno pari dignità e noi esseri umani dovremmo porci nei riguardi di tutti gli altri organismi viventi in una relazione orizzontale con loro e non di superiorità. Il cambio di prospettiva ci renderebbe più consapevoli che la sopravvivenza della nostra specie sulla terra è in stretta relazione con tutto ciò che la abita.
Oggi invece la terra viene consumata!

L’uomo contemporaneo tenta di creare il mondo a propria immagine,
di costruire un ambiente prodotto totalmente dall’uomo,
e poi s’accorge che può farlo solo a patto
di rifare continuamente sé stesso per adattarsi ad esso. 

(Ivan Illich)

Il rapporto con la terra in questo senso viene stravolto e violato e le conseguenze di questo delirio di onnipotenza si ripercuotono nell’intimo della nostra natura umana, nella mente e nel corpo. La crisi umana s’innesta in questo processo di separazione dell’uomo dalla natura e dai ritmi che la regolano, ritmi che abbiamo adattato alla vita frenetica del mondo moderno che non tengono in nessun conto della difficoltà di adattamento dell’uomo.

Per riconnetterci con noi stessi come adulti dobbiamo fare un grande lavoro di destrutturazione delle credenze nelle quali siamo cresciuti con il vecchio paradigma educativo. Per le generazioni future abbiamo la grande responsabilità di lavorare per cambiare i presupposti che generano tale disconnessione con la natura umana.

 
É noto ormai da tempo che il nostro attuale modello formativo abbia bisogno di essere ripensato: grandi educatori come M. Montessori, Rudolf Steiner per esempio hanno portato l'attenzione su una nuova visione del bambino. Il dibattito in questi ultimi anni poi si è fatto sempre più acceso.
Nel 1973 Neil Postman e Charles Weingartenr con la pubblicazione de “L’insegnamento come attività sovversiva” chiariscono che una nuova educazione deve porsi il proposito di sviluppare un nuovo tipo di persona. Una persona che sia capace di indagine, sia flessibile, creativa, innovatrice, tollerante e liberale e possa affrontare l’incertezza e l’ambiguità, senza essere disorientata e formuli nuovi significati operativi adeguati ai cambiamenti nell’ambiente, che minacciano la sopravvivenza individuale e collettiva. 

I sistemi attuali di istruzione non sono stati pensati per far fronte alle sfide a cui ora ci troviamo davanti.
Sono stati sviluppati per rispondere alle necessità di un’epoca precedente.
Non basta riformarli: occorre trasformarli.”

Ken Robinson

La sfida che oggi dobbiamo affrontare è quella di mettere al centro la relazione come mezzo per una educazione liberatrice che favorisca lo sviluppo delle qualità innate dei bambini, preservandole fin dalla più tenera età. 
Un’altra grande sfida a cui oggi l’educazione è chiamata a rispondere è la necessità di accorciare la distanza con l’ambiente naturale. Per preservare e salvaguardare la natura è indispensabile viverla, conoscerla ed apprendere da essa come vivere in modo cooperativo, perché dal mondo vegetale dipende la nostra unica possibilità di sopravvivenza e ciò dovrebbe essere insegnato nelle scuole. (Stefano Mancuso) Ritornare alla natura è riconoscere in essa il “mediatore” dei soggetti dell’educazione, il luogo di incidenza dell’azione trasformatrice degli uomini da cui risulta la loro umanizzazione.